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Pesce in tavola: crema di fagioli e baccalà

Lo so, l’ideale sarebbe combinare un bel piatto di legumi con i cereali…una buonissima combinazione nutrizionale per formare proteine complete vegetali.

Legumi e proteine del pesce…non sarà eccezionale ma non è la causa di ogni male. Sicuramente non sarà per questo piatto che si è aumentato il giro vita o il peso.

La diretta conseguenza del consumo di questo piatto potrebbe essere la formazione di gas intestinali, è un apporto calorico leggermente superiore al solo consumo del pesce, ma compensato dall’ alto apporto di fibre derivate dai legumi.

La crema di fagioli borlotti non è particolarmente indicata per chi soffre di colon irritabile perché i legumi hanno un effetto aerofagia molto forte e perché viene utilizzato il mixer ad immersione che introduce aria nelle particelle.

Per tutti gli altri via libero al consumo di questo piatto, facendo attenzione ad anno aggiungere crostini o pane…la parte di carboidrati viene già rappresentata dai legumi.

Ricetta

Ingredienti

300 g Baccalà già ammollato e privo di spine
200 g Fagioli Borlotti freschi o secchi
200 g Porri
1 Costa Di Sedano
4 cucchiai Olio Extravergine D’Oliva
q.b. Sale
q.b. Pepe
q.b. Parmigiano Reggiano
q.b. Prezzemolo

 

Procedimento

Se usate i fagioli secchi: lasciateli in ammollo per una notte, poi mettete i fagioli scolati in una pentola, copriteli con 2,5 lt di acqua salata e portateli a 2/3 della cottura. Se invece usate i fagioli freschi, non dovete metterli in ammollo ma cuoceteli direttamente.
Tagliate il porro ed il sedano e tritateli grossolanamente.

Tagliate il pesce grossolanamente e sfaldatelo in padella con olio.

Prendere i fagioli tenendo il loro brodo da parte. Passate metà dei fagioli e mettete nella pentola sia il passato che i fagioli interi, oppure con il mix, passare i legumi con un po’ di brodo fino ad ottenere una crema.

Controllate di sale. La zuppa deve essere densa. Spolverizzate di prezzemolo tritato. D’obbligo, un filo di olio extravergine di oliva crudo.

Infine, in un piatto, mettete 3 mestoli di zuppa e qualche pezzo di merluzzo.

 

il gioco è fatto

Buona cena

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Pesce in tavola: oggi si prova la cottura sotto sale…veloce e light

Sperimentare qualcosa di nuovo in cucina, sopratutto quando si è in un regime alimentare controllato, è di estrema importanza..per non cadere della routine e quindi nella noia.

Molti si preparano sempre le stesse cose…e a volte, basta inventare un tipo di condimento nuovo o di cottura nuova, che il pesce o l’alimento sempre mangiato diventa..UNICO!!!

Per questo oggi ho pensato di preparare l’orata SOTTO SALE.

Dell’orata come tipologia di pesce e di carne, ne ho già abbondantemente parlato e scritto, va benissimo, è ricca in tanti minerali e di facile digestione. Quindi adatta a bambini e a persone che sono all’interno di uno schema controllato caloricamente.

 

MA LA COTTURA? COSA VUOL DIRE SOTTO SALE?

Il principio di funzionamento della cottura al sale non è diverso da quella di altri tipi di cotture, precisamente non è distante da una delle tecniche di cottura “moderne” come la cottura sotto vuoto. L’alimento infatti, viene messo molto semplicemente su un letto di sale e a sua volta viene ricoperto dal sale; consiglio di mettere solo il sale, meglio se grosso (quello fino si insinua) e nel caso un po’ di acqua, non annaffiandolo ma distribuendolo con le mani bagnate per umidificarlo un po’.

COSA SUCCEDE NEL FORNO?

Il calore del forno, che dovrà già essere a 180°-200°, arriverà all’alimento, e poiché l’acqua, naturalmente presente, evapora a 100°, questa uscirà dall’alimento e incontrerà il sale. Sale che, quando viene in contatto con l’acqua, si scioglie, formando quindi una salamoia, una miscela di acqua e sale: il sale ha così formato una “camicia” intorno all’alimento che subito dopo è seccata. L’alimento non è quindi più in grado di “comunicare” con l’esterno, con niente tranne che con la temperatura.

Questo comporta che i liquidi e le sostanze nutritive che escono dall’alimento non possano evaporare o comunque lasciare l’alimento, intrappolato nel sale, così che questi liquidi non si disperdano nella pentola o padella e rimangano intorno all’alimento; insomma, l’alimento cuocerà nel liquido che lui stesso ha rilasciato, esattamente come succedeva nella cottura sotto vuoto, con l’unico limite (bisogna dirlo) che non tutto si può cuocere sotto sale, mentre sotto vuoto si può mettere praticamente tutto.

L’alimento una volta terminata la cottura sarà “ingabbiato”: la crosta di sale, quindi, si deve rompere con un coltello o un martelletto.

La cottura al sale è quindi indicata in regimi dietetici, perché non si va ad aggiungere praticamente niente (nemmeno l’olio) avendo così uno dei prodotti in assoluto più magri!

La ricetta è la cosa più semplice che ci sia.

Prendere un’orata o Un branzino (ancora meglio) e accertarsi che sia pulito per la cottura sotto sale.

poi rivestito è ricoperto di sale introdurlo nel forno.

IL GIOCO È FATTO!!!!

e vi assicuro che il sapore delle carni sarà ottimo!!!

Buona cena

BISOGNA BERE ALMENO 2 LITRI AL GIORNO….UFF CHE STRESS

E’ vero, lo so, sono molto assillante con questa “cosa” del DEVI BERE ALMENO 2 LITRI AL GIORNO! In pratica inizio sempre le mie consulenze nutrizionali, chiedendo QUANTO e QUALE ACQUA si beve.

E’ un vero pallino per noi professionisti del benessere…ma c’è un perché di tanta “fissazione”!!

 

Acqua è il nostro componente principale, circa 60/70% del nostro corpo è costituito da acqua, ed è anche il nostro veicolo principale per far si che alcune reazioni chimiche avvengano all’interno del nostro organismo, insomma senza acqua si possono verificare condizioni fisiologiche non appropriate.

 

Lasciando perdere le conseguenze legate prettamente alla condizione di disidratazione, a livello estetico e dietetico, bere poca acqua giornaliera può determinare un rallentamento della perdita di peso e del miglioramento della microcircolazione e quindi della “cellulite”.

Argomento a noi donne molto caro.

Chiaro è che non si diventa un’altra persona solo bevendo 2 litri di acqua, ma diciamo che facilita il percorso di depurazione che è alla base delle prime modificazioni tessutali e corporee.

 

QUINDI METTETEVI IL CUORE IN PACE….BISOGNA BERE, FINOA 2 LITRI DI ACQUA AL GIORNO.

 

PROBLEMA NUMERO 1: COME LA QUANTIFICO

  • Il problema principale delle persone che si rivolgono a me è quello di non sapere e non essere assolutamente consapevoli di QUANTA acqua o liquidi introducono. Non lo sanno perché non hanno una misura giornaliera di riferimento, cioè, bevono dal rubinetto, poi dalla caraffa, poi da una bottiglia famigliare…. NON HANNO LA LORO BOTTIGLIA. QUESTO è lo sbaglio principale, per essere consapevoli del proprio comportamento bisogna MISURARLO!

Per cui, come prima cosa, prendete 1 bottiglia da 2 litri (non so se esiste), oppure cosa ancora più comoda e di migliore gestione, 4 bottigliette da 500 ml. Quelle saranno solo le vostre…e a fine giornata avrete COSCIENZA e CONSAPEVOLEZZA di quello ingurgitato. Considerate che i 2 litri di acqua non devono comprendere quella presente nei vari cibi…invece va calcolata quella introdotta con tisane, tè e caffè americano!

TUTTO CHIARO?

 

PROBLEMA NUMERO 2: NON MI PIACE L’ACQUA

  • E va bè, anche a me non piace il merluzzo, ma so che fa bene e quindi almeno 1 volta al mese bisogna inserirlo nello schema alimentare. Magari rendendolo più buono con salsine e condimenti vari….e la stessa cosa dovete farla con l’acqua, solo l’acqua vi stanca? Bene mettetegli dentro gocce, goccine, tisane, sapori…miscelate…ma…dovete consumarla sempre, come fosse una vera medicina. Bisogna considerare l’acqua come quel liquido che da benessere e salute a tutto il corpo, infatti una buona idratazione permette di avere una buona pelle, ottimi capelli..oltre ad una purificazione ottimale.

 

PROBLEMA NUMERO 3: QUANDO DEVO BERLA TUTTA QUEST’ACQUA

 

È importante bere 2 litri di acqua al giorno, però fuori dai pasti, affinché questa non interferisca con i succhi gastrici.

  • Bere acqua a digiuno è fondamentale. Bere uno o due bicchiere a digiuno aiuta a ripulire il nostro tratto digestivo dalle tossine e mette in azione i nostri organi. Si può bere acqua tiepida o calda in modo da attivare il processo intestinale e ridurre il problema della stitichezza. Si consiglia di bere acqua a digiuno anche per ridurre la ritenzione idrica che si può manifestare al risveglio su occhi, palpebre.
  • Bere mezz’ora prima del pasti. Bere un bicchiere di acqua circa mezz’ora prima del pasto principale non solo vi farà avvertire meno la sensazione di fame, ma anche di avvertire meno la sensazione di sete durante il pasto e quindi evitare di dilatare troppo lo stomaco con conseguente rallentamento digestione e gonfiore.
  • Un bicchiere prima di andare a dormire. Se avete cominciato la giornata con un bicchiere di acqua tiepida, terminatela allo stesso modo, con un bicchiere d’acqua tiepida per preparare il vostro corpo ad un riposo adeguato. Oppure fatevi una tisana
  • Acqua fredda, calda o tiepida? Perfino nel deserto i Berberi bevono il tè caldo perché li fa sudare e quindi rinfrescare. Quindi bisognerebbe bere sempre acqua tiepida o calda. Anche perché la velocità di digestione è influenzata dalla temperatura del liquido introdotto. Se più bassa di 8-10 gradi l’assorbimento rallenta drasticamente, dando sensazione di gonfiore.
  • Se si fa fatica a bere acqua. Molte persone faticano a bere, quindi bisogna assolutamente rendere l’acqua più allettante al palato, usate succo di limone, o qualche goccia di stevia o aggiungee qualche olio essenziale al gusto arancia, frutti rossi.

 

PROBLEMA NUMERO 4: CHE ACQUA BERE

  • Le tipologie di acqua usate in Italia, vanno bene un po’ tutte, sono oligominerali. Ma io consiglio sempre, dove è possibile, di utilizzare acqua del rubinetto, perché naturalmente ricca in microalimenti, soprattutto in calcio acalorico e di facile assimilazione (molto utile per le donne). Le acqua imbottigliate vanno bene a livello nutrizionale, ma hanno un grosso difetto ambientale, nel consumo di plastica e acqua stessa. E assolutamente non fatevi ingannare da pubblicità ingannevoli, come “ACQUA CHE ELIMINA L’ACQUA”. Quel tipo di acqua è semplicemente più ricca in minerali, similissima a quella dell’acquedotto ma con un costo eccessivo!

 

AVETE Già BEVUTO I VOSTRI 10 BICCHIERI D’ACQUA???FORZA DAIIII

Dott.ssa Marta Baldini, Dietista.

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Pesce in tavola: pesce spada con crema di pomodoro

Pesce facile e veloce e sopratutto senza spine…PESCE SPADA!

Con pochissimi ingredienti si può ottenere uno squisito piatto di pesce: pesce spada con salsa ai pomodori! La carne magra del pesce spada, particolarmente gustosa ma non sempre facile da valorizzare, viene insaporita da una leggera e profumata marinatura.

Poi con una salsa fresca di pomodoro, pronta in pochi minuti esalterà il gusto delicato di questo secondo a base di pesce, leggero e dietetico.

Ingredienti

  • Pesce spada (2 fette) 400 g;
  • Limoni
  • Olio extravergine d’oliva 30 g
  • Sale fino q.b. Pepe nero q.b.
    PER LA SALSA AI POMODORI
  • Pomodorini datterini 250 g
  • Salsa Worcestershire 20 ml
  • Aglio 1 spicchio
  • Olio extravergine d’oliva 10g.

Preparazione

Per preparare il pesce spada con salsa ai pomodori, per prima cosa occupatevi della marinatura che durerà giusto il tempo della preparazione. Ponete il filetto di pesce spada in una pirofila abbastanza ampia, aggiungete l’olio, la scorza grattugiata di un limone e il succo di mezzo limone.

 

Lavate i pomodorini e tagliateli a metà;Scaldate l’olio in una padella, aggiungete lo spicchio d’aglio e lasciatelo rosolare brevemente. Unite i pomodorini, salate, pepate e mescolate.

Lasciate cuocere i pomodorini per 10 minuti a fiamma media, mescolando di tanto in tanto. Una volta cotti, spegnete il fuoco, rimuovete l’aglio e trasferiteli in un contenitore alto e stretto, poi frullateli con un frullatore a immersione fino a ottenere una salsa liscia e omogenea.

 

 

Scaldate bene un’altra padella (oppure utilizzate la stessa, per sfruttare il fondo di cottura dei pomodorini), prelevate il pesce spada dalla marinatura e adagiatelo nella padella, salate e scottate il pesce a fiamma medio-alta per 2 minuti da un lato e per 1 minuto dall’altro. Una volta cotto, trasferite il pesce spada su un piatto e tagliatelo a cubetti.

Ecco e il piatto è pronto è buonissimo!!!!!

 

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Pesce in tavola: hamburger di pesce, 5 minuti e passa la paura!

Basta, oggi proprio non sapevo che fare…le idee erano poche e ancora meno il tempo per cui…BURGER DI PESCE SIA

Il Burger di pesce è burger a base di filetti di merluzzo tritati, con timo e prezzemolo.
La ricetta è velocissima e molto gustosa, anche per i bambini.

Per chi deve seguire un regime controllato….burger si ma senza pane!

Ricetta

Ingredienti

  • Filetto di merluzzo 600 g
  • Scorza di limone grattugiata 1 cucchiaio
  • Timo 1 cucchiaio
  • Prezzemolo da tritare 1 cucchiaio
  • Sale fino q.b.
  • Pepe nero q.b.

Procedimento

Per realizzare i burger di pesce iniziate pulendo i filetti di merluzzo:  sciacquateli sotto l’acqua corrente, asciugateli per bene con un panno da cucina, eliminate eventuali lische con una pinza da cucina. Tagliate i filetti a tocchetti. e poneteli nel mixer,  tritate il merluzzo fino a d ottenere un trito omogeneo.

Trasferite il composto in una ciotola e insaporite con sale, pepe, prezzemolo tritato, timo e scorza di limone grattugiata, amalgamate bene il tutto con una forchetta. Ponete su un tagliere un foglio di carta forno e incominciate a creare il burger di pesce. Con un cucchiaio distribuite il composto di merluzzo all’interno di un coppa pasta del diametro di 7 cm e pressatelo con il dorso del cucchiaio in modo che il composto assuma la forma del coppapasta.

Sfilate il coppapasta  e ritagliate la carta forno intorno ai burger, in questo modo sarete agevolati nel sollevarli senza il rischio di sfaldarli.

Un’idea originale per una cena informale ma con gusto!

Marta

E’ in arrivo la primavera….iniziamo a depurarci!

Lo so…che fuori nevica o gela o piove….ma in men che non si dica sarà PRIMAVERA..e come ogni anno, questo passaggio climatico (e di calendario) comporterà inevitabilmente, delle modificazioni fisiologiche.

Nella nostra tradizione il periodo di inizio primavera è legato al “fare pulizia”: in casa si rimbiancano le pareti e ci si sbarazza delle inutili cianfrusaglie. Allo stesso modo il nostro corpo ha bisogno di rimettersi a nuovo e di DEPURARSI per affrontare al meglio questi cambiamenti.

I mesi invernali appena trascorsi, sono per lo più caratterizzati da mesi di vita sedentaria (assolutamente voluta, perché le occasioni per svolgere movimento e attività fisica sono sempre tante), vita al chiuso e generalmente caratterizzati da un’alimentazione ricca di grassi e proteine che portano ad accumulare più tossine nell’organismo.

Per tossine s’intendono i cataboliti, ossia le sostanze di rifiuto prodotte dalle cellule. Queste sostanze di scarto vengono convogliate nel sistema linfatico e quindi nel sangue venoso che le trasporta al fegato. Il fegato è la ghiandola più grande del nostro corpo e per le sue numerose e importanti funzioni è considerato una sorte di centrale del metabolismo. Il fegato degrada in parte le tossine, rendendole idrosolubili, cioè più facili da essere eliminate dai reni i quali completeranno il processo di disintossicazione filtrandole dal sangue e concentrandole nell’urina.

È abbastanza intuitivo che una corretta alimentazione svolga un ruolo centrale nell’aiutare la funzionalità dei principali organi emuntori (fegato e reni) e quindi una più efficace “pulizia” interiore.

Ma come fare per avere un’alimentazione dall’effetto disintossicante?

È semplice, basta abbandonare gli alimenti ricchi di lipidi e di zuccheri (in particolare ridurre o eliminare carni grasse e trasformate come salumi, dolci e snack industriali, alimenti modificati, ecc.) e rivolgersi alla natura ( o al naturale): frutta e verdura fresche, cereali integrali, legumi possibilmente freschi, noci e semi.

Tutti questi alimenti naturali sono ricchi di sostanze antiossidanti – come le vitamine C, E e il betacarotene, precursore della vitamina A – essenziali per proteggere le cellule del nostro organismo dagli attacchi dei radicali liberi. In più, svariati ortaggi (carciofi, bietole, carote, cavoli) contengono composti cosiddetti lipotropi, che svolgono un’azione decongestionante sul fegato e migliorano lo smaltimento delle sostanze grasse.

E sul pratico?

In generale, un menù disintossicante che non affatichi l’organismo prevede:

  • COLAZIONE: centrifuga drenante o succo di arancia senza zuccheri con musei croccante oppure macedonia di frutta e verdura e musei o frutta secca;
  • SPUNTINI: frutta fresca o frutta secca con tanta acqua;
  • PRANZO e CENA: caratterizzati da un primo di cereali con un’insalata a pranzo e una minestra di legumi con un secondo di verdure miste a cena.

 

  • Cereali: è consigliabile consumarli integrali e interi (non lavorati) in quanto, grazie al loro contenuto di fibre insolubili, favoriscono il transito intestinale riducendo il tempo di contatto con le sostanze “indesiderabili”, a tutto vantaggio della salute. Tra i cereali integrali il riso è quello con più spiccate doti depurative: le sue fibre hanno un benefico effetto sulle fermentazioni e microinfezioni batteriche dell’intestino. Inoltre il suo germe contiene un olio con una buona quantità di vitamina E dall’azione antiossidante;
  • Tarassaco e carciofo: hanno un’azione colagogo-coleretica, stimolano cioè la produzione ma anche l’eliminazione della bile da parte del fegato, con effetto disintossicante; dall’altra sono diuretiche, e di conseguenza facilitano l’escrezione delle tossine e contrastano la ritenzione idrica. Il tarassaco è un’erba selvatica ricca di caroteni e minerali (calcio in particolare) che abbonda non solo dal verduraio ma anche nei nostri prati: vanno colte le foglie, i germogli e il colletto della radice. Si può mangiare subito in insalata oppure essiccare per benefiche tisane (vedi oltre) ma in questo caso va usata la radice della pianta che andrà raccolta in autunno;
  • Fragola: è il frutto più indicato in primavera perché è molto diuretica e favorisce l’eliminazione degli acidi urici.

 

COME DEPURARCI:

Centrifuga carota e sedano. 3 gambi di sedano, 1 cetriolo, 1 mela, 1 rametto di prezzemolo, 4 foglie di spinaci. Da bere nella prima parte della giornata. Alcalinizza l’organismo; Migliora il metabolismo; Utile per reintegrare i sali dopo un’attività fisica.
Decotto depurativo e drenante. Favorisce l’eliminazione delle tossine e contrasta gonfiori e ritenzione idrica. In parti uguali: tarassaco radice, gramigna foglie, carciofo foglie, ortica foglie, cicoria (cicorium intibus). Mettere le erbe in acqua fredda e quindi portarla a bollore per cinque minuti circa. Spegnere la fiamma e lasciare a macero per pochi minuti, quindi filtrare. Una volta pronto, il decotto dura 24 ore; visto il suo sapore amarognolo è consigliato un cucchiaino di miele. Berne una-due tazze al giorno lontano dai pasti.

 

BUONA DEPURAZIONE A TUTTI

Marta

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Pesce in tavola: riso venere al salmone e avocado…a volte si può

E bene sì, ogni tanto qualche carboidrato complesso a cena è concesso.
L ‘idea diffusa, ma non sempre veritiera, che per perdere peso o per mantenersi in forma, bisogna eliminare completamente i carboidrati durante la cena, bisogna smentirla.

Dipende sopratutto da che tipo di carboidrato complesso si introduce, dalla stile di vita e sopratutto dalle’ età.

Il piatto che presento oggi, permette di mangiare una giusta quantità di carboidrati integrali grezzi con proteine e grassi vegetali.

Questa combinazione permette di mantenere stabile la glicemia, che potrebbe rialzarsi a seguito di glucidi derivati dal riso.
Inoltre, questo piatto permette di saziarsi e mantenere la sazietà per un lungo periodo di tempo.
Certo, non bisogna abusarne, ma ogni tanto, il piatto così strutturato è ben concesso.

Attenzione però non aggiungete pane o derivati. I carboidrati grezzi e non lavorati del riso venere sono più che sufficienti.

Allora, pentole….e via!!!

Ricetta riso venere con salmone affumicato e avocado

Ingredienti per 4 persone:

▪ 320 gr di riso Venere
▪ 2 avocado
▪ 200 gr di salmone affumicato
▪ succo di limone q.b.
▪ sale e pepe q.b.
▪ olio extra vergine d’oliva q.b.

Lessare il riso in acqua bollente salata secondo il tempo di cottura indicato sulla confezione.

Nel frattempo mondare l’avocado e tagliarlo a dadini.

Fare a tocchetti anche il salmone. Scolare il riso e versarlo in una ciotola, unire l’avocado, il salmone e il succo di limone. Pepare, salare e condire con un filo d’olio. Servire  tiepido o freddo.

 

 

E buon riso a tutti

Marta

Latte e derivati: Che fare?

Il latte assolto nel “processo” organizzato dall’Ordine dei medici di Milano. L’accusa era di essere una “sostanza che, pur non adulterata, è nociva per la salute dei consumatori”

La certezza in nutrizione NON è quasi mai chiara. Questa condizione crea tantissime incertezze, non solo ai consumatori, ma anche a noi professionisti…UN GIORNO NO e SUBITO DOPO SI! CHE FARE?

La questione “latte sì o no” in questo momento interessa molti. Ma mentre qualche anno fa, la posizione prevalente era di ridurre al minimo il consumo del latte vaccino e dei suoi derivati a favore di bevande alternative, oggi le cose sono cambiate, soprattutto in virtù di dati mancanti.

 

Scherzosamente è stato detto che il latte è “Assolto perché il fatto non sussiste”. È stata questa la sentenza al termine del processo simulato al latte, organizzato dall’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Milano.

 

COSA SI ACCUSA AL LATTE?

In primis INTOLLERANZE AL LATTOSIO, collegamento tra la bevanda e l’incidenza di TUMORI. Comparsa di sintomatologie come asma/bronchite ecc..

Qualche anno fa, a seguito di studi scientifici svolti su popolazioni orientali, si era associato il basso tasso d’incidenza tumorale con il basso consumo di latticini, e da questo, Medici e non sconsigliavano un alto consumo di tali prodotti (>150 ml/giorno). Sulla base di questi studi, ma in mancanza di qualcuno più vicino alla nostra popolazione e alle nostre abitudini di vita, si è diffusa una diffidenza molto alta verso questi prodotti caseari, talvolta eccessiva.

MI RIPETO, IL VERO PROBLEMA è LA MANCANZA DI DATI CERTI.

Per dare più informazioni sull’argomento, riporto quanto detto al Congresso di Milano, che è stato anche luogo di aggiornamento per molti professionisti.

1) LATTE E TUMORE. Il latte induce incremento della produzione di IGF-1 (somatomedina o fattore di crescita simil insulinico). IGF-1 è un fattore di crescita di determinati tessuti, per cui incrementandone la produzione si aumenta il rischio di tumore. La tesi è sostenuta dal professor Berrino in documenti reperibili in Rete, oltre che in un articolo pubblicato su Epidemiologia e prevenzione nel 2013, in cui si dice come “recentemente uno studio ha riscontrato che le donne che hanno avuto un tumore al seno e che consumano latticini grassi hanno più recidive”, evidenziando criticità relative al consumo di latte e al legame tra la secrezione di IGF-1 e alcune tipologie di tumore.

Attualmente la posizione medica è che l’IGF-1 è presente nel latte in minime quantità, precisando che secondo alcuni studi l’incremento di questo fattore di crescita prodotto dal latte nell’organismo è minimo e non incide più di quanto potrebbe incidere il latte materno. Studi importanti, verificati e rigorosi, non evidenziano questo rapporto tra latte e tumore della prostata, per cui, siamo di fronte a fantasie. La mia posizione è di non eccedere nel consumo giornaliero di questi prodotti, limitandosi a 1 bicchiere di latte al giorno oppure a un quantitativo non superiore a 150 ml al giorno di derivati (1 tazza di latte/oppure 1 yogurt / oppure 1 fetta di formaggio).

2) LATTE E OSTEOPOROSI.  Il latte provoca perdita di massa ossea a causa del suo carico potenziale renale acidificante. Per anni si è parlato del latte e in particolare del calcio come qualcosa di utile per la prevenzione dell’osteoporosi e per il raggiungimento del picco di massa ossea. C’è un’ampia fascia di letteratura scientifica che ha analizzato il ruolo di alcuni alimenti nel modificare il livello alcalino o acido del sangue. Il calcio è uno degli elementi che aumentano l’acidità e un discreto numero di studi ha evidenziato che gli alimenti ricchi di calcio – come il latte – hanno questo effetto. “Il latte stimolerebbe la secrezione ulteriore del calcio attraverso l’azione del rene, determinando un effetto quasi paradossale, per cui, pur essendo un alimento ricco di calcio, il latte potrebbe determinare la mobilizzazione del calcio stesso dalle ossa al sangue”. Questo motivo metterebbe in dubbio la funzione preventiva del latte nei confronti dell’osteoporosi. Attualmente questi dati sono oggetto di discussione scientifica. A mio avviso esistono alimenti più mirati per aumentare il calcio e ridurre l’effetto osteoporotico, anche vegetali (acqua ad alta mineralizzazione/ noci / mandorle/ rucola) e quindi consiglio sempre di non esagerare con formaggi e latte per evitare osteoporosi, ma magari di variare l’alimentazione integrando con il giusto quantitativo di acqua calcica.

 

3) LATTE E INTOLLERANZE. Il latte induce intolleranza nella gran parte degli adulti con conseguenze gastrointestinali e anche nei bambini. Per quanto riguarda i piccoli si cita un dato tratto da un articolo scientifico pubblicato dalla Società dei pediatri europei, secondo cui il 47% dei loro pazienti ha un’allergia al latte vaccino, anche se la maggior parte di questi medici ammette di non avere proceduto al dosaggio delle IgE.

Sulla questione dell’intolleranza per gli adulti, il consulente ha sottolineato l’enorme diffusione di test basati sulla misurazione dell’IgG4, da cui emerge che l’85% dei soggetti sottoposti alla prova risulta intollerante. Alcuni allergologhi sottolineano che l’allergia alle proteine del latte nei bambini interessa una piccola parte della popolazione, con una predisposizione genetica a sviluppare anticorpi contro certe proteine. Il problema non è quindi determinato dal latte, ma dal sistema immunitario che sbaglia. L’evoluzione di questi problemi è, però generalmente favorevole, perché col tempo i bambini acquistano tolleranza verso l’alimento inizialmente considerato allergenico. Anzi, una nuova linea di interpretazione propone l’introduzione degli alimenti allergenici sin dai primi mesi di vita, per indurre una maggiore tolleranza, e questo costituisce un dato favorevole nei confronti di certi cibi.

L’allergia è causata da specifici anticorpi che si possono dosare, mentre l’intolleranza si determina con un test specifico, che è il Breath Test. Senza test attendibili si hanno dei falsi malati, che saranno curati in maniera inadeguata, magari con un’alimentazione inadeguata.

 

4) LATTE E MUCO. Il latte vaccino esaspera la già eccessiva produzione di muco associata ai malanni stagionali. Le ricerche non esistono in questo campo, per cui, sembra un’affermazione derivata da dati presenti solo sul web. Tuttavia, è vero che alcuni peptidi, presenti soprattutto nello yogurt, facilitano la secrezione di muco, ma si tratta di un particolare tipo di muco (MUC2) che forma quella barriera tra intestino e microbiota utile al rapporto di simbiosi tra il nostro organismo e la flora intestinale.

 

5) LATTE E CANCRO MAMMELLA: il latte stimola la proliferazione delle cellule tumorali alla mammella a causa del contenuto di ormoni. Dal libro Bevete più latte del prof. Berrino, secondo cui il latte che si produce oggi è molto diverso da quello di 50-100 anni fa. Mentre allora le vacche mangiavano erba, erano munte solo dopo il parto e davano 5-7 litri al giorno oltre a non produrre latte durante la gravidanza successiva, oggi con la selezione genetica abbinata a una dieta iperproteica permette di ottenere oltre 30 litri di latte al giorno anche durante la gravidanza, e il latte munto nei mesi prima del parto è molto più ricco di estrogeni, ormoni che stimolano la proliferazione delle cellule tumorali della mammella.

In risposta la Fondazione Umberto Veronesi, dice “va premesso che esistono oltre duecento tipi di tumori diversi e il tumore è una malattia multifattoriale – alimentazione, stile di vita, condizioni ambientali – non ha una sola causa ma molte concause, che possono concorrere a modificare il rischio. Inoltre, un alimento può aumentare il rischio di tumore a un organo ma diminuirlo ma un altro. Il latte è così: ha un effetto protettivo per i tumori al colon-retto, perché apporta calcio, ma per lo stesso motivo aumenta il rischio di tumore alla prostata. Il calcio influenza il metabolismo della vitamina D, che stimola la crescita delle cellule della prostata. Calcio e vitamina D sembrano avere un moderato effetto protettivo contro il tumore al seno, però non si può dire che possano condizionare la comparsa della malattia. Latte e derivati vanno però evitati nel caso di tumore al seno già diagnosticato; apportano grassi che contengono estrogeni”. Io condivido questa tesi secondo cui il rapporto tra l’assunzione di latte e tumori è plurimo, per cui su alcuni tumori il rischio viene aumentato, mentre per altri sia ha un effetto protettivo.

 

Nel web si trova di tutto, bisogna evitare di accogliere passivamente informazioni.

In conclusione, sembra che non ci siano prove, oltre ogni ragionevole dubbio, sulla nocività del latte.

Certo che non deve essere considerato la panacea di ogni male e utilizzarlo senza regole. Bisogna sempre ragionare pensando che più si varia e meglio è, soprattutto nel campo dell’alimentazione.

IO NEL MIO PICCOLO CONSIGLIO DI NON SUPERARE MAI LA DOSE DI 200 ML AL GIORNO TRA LATTE E DERIVATI.

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Pesce in tavola: veloci bocconcini di pesce spada e pomodorini

Lo so, sono un pò in ritardo sulla pubblicazione…il piatto l’ho fatto e anche le foto..ma mi mancava il tempo di scrivere. Ma eccomi qua.. oggi poi è venerdì..e quindi PESCE SIA!

I bocconcini di spada al pomodoro e origano sono un secondo di pesce facile e gustoso (totale 15 minuti, considerato anche il tempo per pulire la padella!!!).

La carne compatta, magra e pregiata del pesce spada è così buona che basta un po’ di pomodoro e una spolverata di origano per fare un gran piatto in poco tempo!

Il pesce spada è un pesce magro e dal gusto delicato. In questa ricetta (molto Siciliana) dei bocconcini di spada al pomodoro, si coglie la caratteristica delle sue carni compatte per tagliarlo “a cubetti” e creare uno spezzatino di mare con pomodorini freschi e profumo di origano.

Pochissime semplici mosse e  il piatto sarà pronto e piacerà anche ai bambini!

 

Ricetta Bocconcini di pesce spada e pomodorini

Ingredienti

  • 500 g di pesce spada a fette spesse
  • 300 g di pomodorini a ciliegia
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 cucchiaio di origano
  • olio extravergine di oliva
  • sale

Procedimento

Si inizia lavando i pomodorini. Asciugateli e tagliateli a metà. Sbucciate l’aglio e tagliate il pesce spada a cubotti.

Spada tagliato a cubetti

 

Scaldate 4 cucchiai di olio in una larga padella antiaderente con lo spicchio d’aglio e rosolatevi il pesce per qualche minuto su tutti i lati fino a che risulterà dorato. Prelevate il pesce con un mestolo forato e tenetelo da parte. Nella stessa padella lasciate lo spicchio d’aglio e rosolate i pomodorini a fuoco vivace per 2-3 minuti fino a farli appassire.

 

Rimettete il pesce nella padella e saltatelo insieme ai pomodorini ancora per qualche minuto.

Spolverizzate con l’origano, salate, eliminate l’aglio e servite i bocconcini di spada al pomodoro ben caldi.

15 minuti e il gioco è fatto

 

Un piatto light veloce e a base di pesce come piace alla vostra dietista.

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Pesce in tavola: i sacchetti cucina light….veloci e ottimi per cucinare pesce bianco

Oggi nessuna ricetta particolare, ma solo un consiglio su COME cucinare in modo light e veloce (cosa essenziale). I sacchetti da forno, quelli della CUKI, per capirci, sono stati una scoperta fantastica.

In cucina li uso spesso, sopratutto per cucinare carne o pesce, e ottenere un prodotto molto saporito ma a basso regime di grassi.

Per chi non li conoscesse, si tratta di sacchetti di plastica resistenti alle alte temperature, che si possono impiegare per cucinare carne pesce e verdure, nel forno tradizionale o nel microonde. I vantaggi sono due: la rapidità di preparazione e il fatto che non si sporcano le teglie. Nel corso degli anni si è testato il prodotto e si è constatato che il prodotto non determina migrazione di sostanze chimiche nel cibo. Nella prova sono stati utilizzati filetti di pesce e cosce di pollo,  che però non sempre risultano cotti in modo omogeneo. Il limite è che si ottiene una cottura senza rosolatura simile a quella al vapore, ma più saporita e light.

Come dietista IO li consiglio, sopratutto quando si è a regime alimentare ipocalorico da diverso tempo e si sente la necessità di cambiare sapore al solito cibo e comunque di mantenere i grassi sotto controllo.

Ieri ero in preda al panico, erano le 17 e non aver ancora fatto la spesa e pensato “COSA METTO IN TAVOLA”. Così, mi sono fermata dal pescivendolo e ho comprato un grosso filetto di merluzzo.

Poi di corsa a casa, l’ho tagliato in filetti di piccole dimensioni, facendo attenzione nel togliere le varie spine. Poi ho tagliato a cubetti, peperone giallo (lo so non è di stagione, ma…a volte un po di colore è bello anche in inverno!!) e cavolo nero.

Verdure tagliate a cubetti!

Ho messo nel sacchetto da forno prima tutte le verdure tagliate, condite con olio, sale e timo, qualche cappero, e poi il pesce.

Infine, sacchetto da forno pieno di pesce in forno, a 180 gradi per circa 30 minuti.

Pesce sfornato!

Ore 19 CENA PRONTA E MOLTO BUONA!!!

Provare per credere…..

Marta